Un grande successo

Dovevamo immaginarlo: le infauste previsioni meteorologiche non hanno scoraggiato i ciclisti romani, abituati a ben altre sfide sulle strade della capitale. Ieri la stampa romana aveva dato inaspettatamente spazio alla notizia della nostra manifestazione “fatta in casa” e questo ci aveva comunque fatto ben sperare.

Alle 11:00, un po’ alla spicciolata, siamo arrivati sul luogo del convegno. Di primo acchito abbiamo temuto di essere in pochi, ma poi abbiamo visto arrivare, coloratissimo e festosamente chiassoso, il drappello proveniente dal Piazza Sempione e abbiamo capito che tutto sarebbe andato per il meglio. Infatti, nel giro di un quarto d’ora siamo diventati un bel po’: saremo stati quasi 200 davanti all’ingresso di Villa Torlonia e anche il sole, nostro complice, ci ha sorriso inaspettatamente fino al momento di rientrare a casa.

Sotto gli sguardi un po’ burberi e annoiati della polizia municipale e di quella di Stato, da pericolosi sovversivi quali siamo, abbiamo legato il tradito progetto della pista ai cancelli della Villa, in modo che tutti potessero vedere che esiste veramente. Poi sulle mura abbiamo steso i nostri striscioni, fatti con la tovaglia a metro e una vecchia bomboletta di vernice. Intanto i nostri bimbi stendevano lungo il percorso della pista due lunghe strisce di scotch di carta e poi, con i gessetti, impreziosivano la grigia fascia di sampietrini con i loro coloratissimi disegni.

Dario Marcucci, presidente del III Municipio di Roma, intervenendo ci ha dato l’opportunità di incontrare un interlocutore con un ruolo e delle responsabilità istituzionali. Con soddisfazione, abbiamo preso atto del rinnovato impegno a favore delle piste ciclabili, secondo un criterio che non le veda più come un elemento di intrattenimento – quindi difficilmente finanziabile in questo momento storico – bensì come un elemento chiave nel quadro della mobilità romana. Solo in questo modo è possibile calcolare correttamente il ritorno dell’investimento.

Tuttavia non abbiamo potuto evitare di far notare, anche con la dovuta energia, che l’impegno non è sufficiente: esigiamo dei risultati. Il primo ci è stato spesso assicurato, ma i secondi sono inaccettabilmente scarsi.

Su questo aspetto è stato molto incisivo l’intervento di uno dei più attivi tra gli intervenuti, Marco Latini:

Purtroppo a Roma ci sono troppi soggetti pubblici che si occupano di piste ciclabili, e fin qui si sono coordinati poco, tanto che la pista della Nomentana, pur arrivata al progetto esecutivo, non è neppure inserita nel grande piano quadro triennale della mobilità ciclabile, che presto sarà finalmente discusso dall’Assemblea Capitolina. Questo è avvenuto anche per colpa del III Municipio, che è uno dei pochi della città a non avere neanche un metro ciclabile sul suo territorio, e che entro il 31 ottobre avrebbe dovuto esprimere il proprio parere sul piano quadro e proporre emendamenti, ma non ha speso una riga per via Nomentana.

Troppo spesso i nostri amministratori si nascondono dietro le architetture arzigogolate e barocche della politica e puntano l’indice verso un altro ente, un’altra autorità, un altro presidente. Abbiamo delegato questi signori: se il potere non lo hanno loro, chi lo ha? Come al solito, nel nostro paese si pone una grande questione introno al termine responsabilità: tanti le chiedono ma pochi se le sanno veramente assumere.

In ogni caso, Marcucci :

  1. ci ha annunciato e promesso che al posto della vecchia tangenziale, dalla Batteria Nomentana alla Stazione Tiburtina, avremo verde e pista ciclabile per 2Km, come da biciplan del III Municipio (biciplan approvato il 26 novembre 2007 e del quale ad oggi non è stato realizzato neanche un metro);
  2. ci ha detto che la Nomentana non dipende dal III municipio, ma dall’assessorato ambiente del comune di roma, che lui è fermamente convito della necessità di questa ciclabile e il terzo municipio, nel cui territorio ricade quasi tutta la ciclabile Nomentana, farà tutta la pressione possibile per ottenere la realizzazione dell’opera.

Questi sono impegni presi pubblicamente: possiamo assicurargli che lo sosterremo, ma anche che vigileremo.

A mezzogiorno abbiamo attraversato la Via Nomentana, (rigorosamente con il verde…), e abbiamo alzato al cielo le nostre bici, srotolato le nostre insegne di bricolage e festosamente gridato la nostra richiesta:  Ciclabile Nomentana subito!

Poi via: tutti in bici fino a Porta Pia, per farci vedere anche lì e salutarci davanti ai grandi storici battenti.

Ma è solo un episodio di questa storia: vogliamo continuare a raccontarla, anzi a farla.


6 commenti on “Un grande successo”

  1. guido ha detto:

    Prima della ciclabile chiediamo dei parcheggi per le nostre bici alle fermate della metro!!!!!!!! la possibilità di lasciare la bici alla fermata (gratuitamente sia chiaro) darebbe un bel segnale…….si potrebbe iniziare chiedendo rastrelliere custodite (anche con telecamere) alla nuova fermata di conca d’oro. Che ne dite?

    • ciclabilenomentana ha detto:

      Be’ è chiaro che sarebbe utile, ma possiamo chiedere i “parcheggi custoditi” prima di avere le “strade”? Quanto ai trasferimenti con “mezzo misto”, io mi accontenterei anche solo di una campagna di sensibilizzazione sull’uso di metro + bici, per evitare, per esempio, gli improperi della gente che ancora non ci accetta neppure la domenica. Vorrei che la fascia di utilizzo fosse estesa. Vorrei che tutti sapessero che con le pieghevoli si può salire a bordo tutti i giorni e (fantascienza?) che il Comune di Roma facesse un accordo strategico con un produttore per permettere ai cittadini di acquistare pieghevoli a prezzo vantaggioso (hai visto quanto costa una Brompton?). Mi attiverei per verificare che il nuovo svincolo pedonale a Termini ci permetta di fare il cambio da Metro B a Metro A. Insomma, ci sono tante cose da fare, ma diamoci delle priorità: la ciclabile sulla Nomentana è certamente una di queste.

  2. danilo ha detto:

    ………..sono contento del nutrito gruppo di ciclisti intervenuti (quando ho partecipato alla prima ciclomanifestazione per la ciclabile nomentana, qualche anno fa eravamo una trentina)…spero che ora finalmente si smuova qualcosa.

  3. valter ha detto:

    Le due cose non sono reciprocamente esclusive e non necessitano di un prima e un dopo, si possono tranquillamente realizzare in contemporanea.
    Se è più rapido sistemare i parcheggi bici mentre si progettano e realizzano le ciclabili ben vengano. L’importante è che le cose si muovano.
    Vorrei ricordare a chi legge che la ciclomobilità non è come andare a Capo Nord in bicicletta, si tratta spesso di circolare in un raggio di 2-3 km dalla propria abitazione, e per questo basta qualsiasi “cancelletto” (pur avendo la bici da Cpo Nord, io utilizzo una vecchia pieghevole tipo Graziella opportunamente corredata con cestino anteriore e posteriore per il carico).
    Valter

    • ciclabilenomentana ha detto:

      Ok Valter, io replicavo al tuo “Prima della ciclabile chiediamo…” 🙂
      Quanto al “cancelletto”, io, prima che me la rubassero, giravo con una Bianchi verdina utratrentennale… ma attenzione: con al Graziella (50€) oggi non puoi salire sulla Metro tutti i giorni; con la Brompton (700€) invece sì. E’ un segno dei tempi???

      • valter ha detto:

        Brompton e una bicicletta in ferro massello non sono paragonabili. Certo se le esigenze sono di mobilità intermodale, bici + altri mezzi, è chiaro che occorre il mezzo giusto, con Brompton e simili al top della gamma (ma c’è anche un’Atala monomarcia a 144 €); mancando esigenze di questo tipo, e questo è il concetto che mi sta a cuore, qualsiasi bici va bene per spostarsi all’interno della propria zona e in quelle limitrofe. Da considerare che con la mia, solo per il tragitto casa-metro-casa, percorro circa 6 km al giorno, cioè 1500 km l’anno. Tuttavia, per la Roncisvalle Santiago De Compostela (di “soli” 800 km) dovrò usare il mezzo adeguato (adeguatamente pagato). Eppure, disponendo di 120 giorni invece che di soli 12….. Sepoffà.


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