Noi: i fessi delle ciclabili

Paolo Bellino, alias Rotafixa, ha pubblicato ieri sul suo blog su PaeseSera, un post dal titolo inquietante: “La trappola delle piste ciclabili“. Il post è poi stato riverberato su facebook e noi, che ci siamo attivati proprio per chiedere una ciclabile, sentiamo il bisogno di rispondere.

Fermo restando che ciascuno ha il diritto di interpretare il post in questione nel modo che preferisce, a noi sembra di capire che Rotafixa sostenga le seguenti tesi:

1. chi sostiene di non poter andare in bici a Roma per mancanza di ciclabili “enuncia una emerita fesseria” e si fa prendere in giro da amministratori furbacchioni (insomma: è un fesso);

2. è inutile chiedere le ciclabili perché gli amministratori, che biecamente cercano il consenso, vengono eletti prevalentemente dagli automobilisti, i quali le ciclabili non le vogliono (costano e sottraggono spazio ai loro “mostri”);

3. per avere una città ciclabile non occorre avere le piste ciclabili, basterebbe stabilire un limite di velocità a 30 km/h e la separazione fisica tra autoveicoli e biciclette diverrebbe inutile.

Supponendo, ribadiamo, di non avere frainteso Rotafixa, rispondiamo in ordine.

1. Noi andiamo i bici per Roma da molti anni, ovunque, per chilometri e praticamente tutti i giorni. Quindi sappiamo perfettamente come si fa e che rischi si corrono. Vorremmo poterci andare anche con chi non ha il nostro allenamento e quindi non riesce a “destreggiarsi” opportunamente o a limitare il delta di velocità tra sé e le automobili: genitori magari non più giovanissimi, coniugi poco abituati, bambini. Perciò non ci sembra di essere così fessi quando sosteniamo che, in un certo modo, in bici a Roma non ci possiamo andare perché mancano le ciclabili.

2. Non capiamo il disappunto di Rotafixa per il comportamento degli amministratori. E’ ovvio che cerchino il consenso: se non lo facessero verrebbero eletti altri al loro posto. Solo in una “dittatura ciclistica” si potrebbe imporre contro il volere della maggioranza la realizzazione delle piste. Il fatto è che noi, come disse una volta Winston Churchill, continuiamo a pensare che la democrazia sia il peggior sistema di governo ad eccezione di tutti gli altri e siamo convinti che si possa convincere la maggioranza che le ciclabili sono convenienti per tutti, anche per chi non le usa. Purtroppo questo fatto diviene evidente proprio quando le ciclabili iniziano a esistere (proprio oggi mi scrivono di questo amici ciclisti emigrati a Dusseldorf) e quindi noi dobbiamo fornire argomenti validi agli amministratori attuali e ai candidati futuri.

3. Vorremmo far notare a Rotafixa che il danno da impatto contro un autoveicolo dipende sì dal quadrato della velocità relativa, ma anche dalla massa. Per rendersene conto basta provare a schiantarsi in bici a “soli” 30 km/h contro un furgone parcheggiato in seconda fila: fermissimo. Inoltre non capiamo come gli amministratori che non fanno realizzare le ciclabili potrebbero essere favorevoli a stabilire un limite di velocità a 30 km/h. Ma anche supponendo che qualcuno lo facesse, il problema vero è: con quale magico potere lo si farebbe rispettare? Il limite attuale in città è di 50 km/h, chi lo rispetta? In che modo lo si potrebbe far rispettare? Tutte le città del mondo considerate realmente ciclabili, lo sono perché c’è una fitta rete di piste o perché le auto vanno a 30 km/h?

Sospettiamo che rinunciare a chiedere una cosa difficile (realizziamo una vera rete ciclabile) per chiederne una praticamente impossibile (tutti a 30km/h entro il GRA) non sia una strategia particolarmente efficace. Restiamo daltronde convinti che la visibilità dei ciclisti sia il modo migliore per far cambiare l’atteggiamento della maggioranza dei romani nei confronti della bici come mezzo di trasporto, e non da mero diporto. Per questo continuiamo con Rotafixa ad andarcene in giro rischiando la pelle e a farci maledire, ma sempre per questo chiediamo con forza che le ciclabili si facciano, perché in bici possano andarci molti più cittadini, anche i fessi che oggi sostengono di non poterlo fare per mancanza di piste ciclabili.


8 commenti on “Noi: i fessi delle ciclabili”

  1. stripedcat ha detto:

    tappare le buche sull’asfalto (problema anche per i motociclisti), dedicare il bordo strada (senza buche) alle ciclabili, far rispettare i divieti sono interventi di bassa e dignitosissima manutenzione, quindi non ego-gonfianti. non portano grandi bustarelle e grandi paroloni. e non si fanno.

    resta il fatto che rimane importante il senso di responsabilità. anche su una ciclabile si puo’ rischiare la pelle, come del resto sulle piste da sci.

    forse pubblicizzare i posti più pericolosi e organizzare un Tour du Danger nel frattempo puo’ aiutare, come fa il bike blog de The Guardian?
    http://www.guardian.co.uk/environment/bike-blog/2011/nov/14/london-tour-du-danger

    Here are London’s 10 most dangerous junctions for cyclists, as defined by TfL, based on killed and seriously injured statistics 2008-10:

    1. Clapham Road/ Kennington Park Road/ Camberwell Road Junction

    2. St. George’s Road/London Road/ Elephant & Castle Junction Southwark (E&C)

    3. Elephant & Castle/Newington Butts Roundabout (E&C)

    4. Albert Embankment/Kennington Lane/ Wandsworth Road Junction (Vauxhall Cross)

    5. Millbank/Lambeth Bridge Junction (Lambeth Bridge)

    6. Hyde Park Corner Westminster

    7. Strand/Northumberland Avenue/Whitehall Junction (Trafalgar Square)

    8. Waterloo Road/ Stamford St/ York Road Junction (Waterloo Circus)

    9. Clerkenwell Road/Farringdon Road Junction (via Kings Cross)

    10. Mansion House St/Princes St/ Threadneedle St

    Would you hold a #tourdudanger where you live? Are known accident blackspots holding back cycling rates in your home town?

  2. Lorenzo ha detto:

    Ciao a tutti,

    Rispondo rapidamente, sperando che possa essere uno spunto valido per tutti per un ragionamento.

    I due sistemi non sono in conflitto e non sono alternativi. (ma sinergici)

    Di zone 30 vi sono delle sperimentazioni a Torino (come esempio di grande città)
    e porta a ottimi risultati. Per le strade come la Nomentana la ciclabile è necessaria per collegare quartieri diversi con una strada relativamente breve. (considerando inoltre l’innumerevole presenza di aziende in II Municipio).

    Risolvere un problema complesso con un’unica soluzione è impossibile.

    Un abbraccio a tutti,

    Ciao

    Lorenzo

  3. danigranataniele ha detto:

    Sono d’accordo con quello che sostenete e penso che chiunque abbia viaggiato un po’ in Europa non possa che condividere quello che scrivete. Se uno pensa a città grandi e moderne come Monaco di Baviera e Vienna, si rende conto che da una rete ciclabile adeguata tutti hanno da guadagnarne, automobilisti per primi.

    Però con una piccola modifica sono d’accordo con RotaFixa: alcune ciclabili sono solo fumo nell’occhio, servono alle amministrazioni a dire che le hanno fatte, ma all’atto pratico non sono assolutamente rispettate. Parlo di quelle che non sono altro che strisce per terra. A Torino ne siamo pieni e, come ci si può immaginare, non le rispetta nessuno.

  4. Michelangelo ha detto:

    Le città realmente ciclabili le hanno realizzate amministratori che hanno attuato politiche impopolari agli automobilisti, siano esse le ciclabili di Amsterdam o Copenhagen o le zone 30 di Parigi. Tra la realizzazione di una ciclabile e la posa di un dissuasore, il secondo costa molto di meno e permette di raggiungere il risultato dell’abbattimento del delta di velocità.
    Il reale problema della ciclabilità romana è nella mancanza di lungimiranza degli Amministratori che posa nella mancanza di voglia dei cittadini.
    M!!!

  5. rotafixa ha detto:

    v’adoro

    non vi offendete: le mie offese (volute, cercate e indotte dalla mia inestnguibile furia per l’idiozia collettiva) è rivolta a tutti coloro, cittadini e politici, che si nascondono dietro gli alibi.

    quando saremo moltissimi e uniti, cambieremo la città in breve tempo. per ora siamo volpi bianche sull’etna.

  6. Ho commentato anche su FB, ma vorrei invitare tutti a fare alcune riflessioni e a leggere alcuni documenti.
    Credo che nel leggere l’articolo non si siano tenute conte di molte cose tra le prime il Piano Quadro della Ciclabilità del Comune di Roma (mi piacerebbe sapere quanti lo hanno letto nelle 2 versioni) i Monitoraggi delle Piste Ciclabili del Comune di Roma (vedi su agenzia.roma.it) e magari anche il DM 557/99 su come si costruiscono le piste ciclabili.
    Costruire a Roma una pista costa dai 100mila ai 300mila € al Km – è una cifra spropositata ma questo è quello che viene dichiarato per non parlare della manutenzione – che al momento è disattesa al 90% – quindi se chiediamo per andare in bici di avere le piste ciclabili siamo bloccati e quindi immobilizzati.
    Se invece chiediamo investimenti per tutta la Città: riduzione velocità = meno morti sulle strade, eliminazione doppie file = più spazio per tutti, no parcheggi in centro = vivere una città veramente e dare risorse per il turismo, zone 30 vere = angoli di città ridati alla fruizione dei cittadini, disincentivare uso mezzi privati per i movimenti di pochi km = meno traffico e inquinamento e pericoli per tutti.
    La ciclabile Nomentana è invece FONDAMENTALE perchè nelle corsie centrali non si può andare in bici e quelle laterali sono di fatto dei parcheggi con tante insidie e pericoli, mentre si potrebbero usare i marciapiedi larghi ove possibile.
    Purtroppo per il 557/99 non si possono fare ciclabili su strada se non ci sono 1200 ciclisti nelle ore di picco, c alcolati nei quarti d’ora di massima intensità. Vogliamo fare una sfida? Troviamo 300 o 400 persone in bici per un giorno che fanno avanti e indietro nei fatidici quarti d’ora e chiamiamo qualcuno a misurare i passaggi?
    Non offendiamoci per un fesso, ma purtroppo se ci auto limitiamo è quella la fine che facciamo … troppi interessi e pochi soldi per noi. Cerchiamo di invitare la gente ad usare la bici comunque per i suoi spostamenti dai 5 agli 8 Km con il nostro esempio personale.
    Su ciclomobilisti.it e sul relativo forum cerchiamo di aiutare le persone a trovare il mezzo e la strada adatti.
    Buon 2012 a tutti

  7. Michelangelo ha detto:

    Io voglio stare in strada e voglio che gli altri utenti utilizzino il buon senso e ne rispettino le regole.
    Prima che un ciclista sono un pedone e come tale mi trovo a dover attraversare la strada e rischio di morire investito perchè gli stessi automobilisti e scooteristi che oltrepassano i limiti e mi sfilano quando sono in bici, non si curano se attraverso sulle strisce o al semaforo pedonale e alle volte montano sul marciapiede che sarebbe il percorso pedonale protetto.
    La strada è un luogo Pubblico, oltre le regole che dovrebbero essere rispettate e fatte rispettare, esige buon senso e rispetto per gli altri.
    Gli Amministratori pubblici si assumano l’onere di far in modo di garantire la sicurezza del cittadino senza sbandierarla in campagna elettorale alla stessa stregua delle ciclabili.
    M!!!

  8. danieleyari ha detto:

    Bisogna Aumentare nel numero di utenti, ogni giorno, rendere l’eccezione una regola e nel frattempo continuare a chiedere tutto quello che si può chiedere, per ottenere qualcosa.


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